23/12/2012

brasitArticolo pubblicato originariamente in: Itália Nossa, rivista della colonia italiana in Rio de Janeiro, Anno VI, n. 28, 2007.

 Vi sono differenze e similitudini tra l'economia brasiliana e quella italiana, come d'altronde esistono con qualsiasi altre economie. Anche se considerassimo solo gli aspetti in cui le nostre attività economiche hanno in comune, è possibile, per ciascuna, imparare dall'esperienza dell'altra. Oltre a ciò, certamente, l´intensificarsi delle transazioni economiche tra imprese brasiliane e italiane, non sol tanto nell'ambito dei commercio, ma principalmente nei campi della tecnologia, dell'educazione e dei servizi, potrà essere un elemento di grande importanza per lo sviluppo dei nostri Paesi.    

 

 Per quanto riguarda le differenze, prima di tutto c'è da dire che l´ltalia è un paese membro dell'Unione Europea, dove occupa, relativamente al PIL (Prodotto Interno Lordo), la quarta posizione, soltanto dietro la Germania, l'Inghilterra e la Francia. In ambito mondiale, la terra di Dante Alighieri e mia madrepatria, occupa il 5° posto tra i Paesi più industrializzati. Il Brasile, a sua volta, che è già stata l'ottava economia dei mondo degli anni 70, oggi occupa la 13a o 14a posizione e fa parte di un Mercosul che sembra destinato al fallimento, specialmente dopo che  Venezuela, governato dal candidato a dittatore Hugo Chavez, èstato ammesso nel gruppo. In secondo luogo, l'estensione territoriale e le risorse naturali dell´Italia sono molto minori di quelle dei Brasile, anche se, nel mondo attuale, né l'uno né 1'altro hanno molta importanza, come nel passato, nella generazione di ricchezza. In terzo luogo, relativamente al capitale umano (educazione e salute) l'Itália presenta indici abbastanza migliori di quelli dei Brasile. 

  E le similitudini? Credo che siano molte, specialmente per quanto riguarda i problemi: sia qui che là l'apparato statale è pesante ed inefficiente; la burocrazia pregiudica le attività produttive; la corruzione è visibile; il carico tributário è abbastanza elevato (con 1'eccezione che in Itália i servizi basici di sicurezza, salute, educazione ed infrastruttura sono poco meno inefficienti che in Brasile); l'economia informale èlargamente diffusa; persistono le disuguaglianze regionali e, attualmente, siamo governati da due governi di sinistra, con visioni simili circa le attribuzioni dello Stato, anche se in Europa la sinistra è meno dogmatica e retrograda di quella dei paesi dell'America Latina.

 A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il sistema economico italiano è cambiato radicalmente; se prima l'Itália era un paese prevalentemente agricolo, negli anni 50/60 ha avuto una notevole crescita economica, che l'ha trasformata in un'economia industrializzata, la quinta maggior economia del mondo in termini di commercio estero, l'ottava in termini di parità di potere d'acquisto, ed in un membro dei G8. La forza dell'economia italiana risiede nelle piccole e medie imprese di proprietà familiare. Tuttavia vi sono anche grandi imprese nell'industria automobilistia, chimica, farmaceutica e elettronica.

 Anche il Brasile era un'economia rurale che, a partire della fine degli anni 50, si è industrializzato, specialmente tra il 1967 e 1975, quando i tassi di crescita dei PIL erano tra i maggiori dei mondo.

 Tuttavia, negli ultimi anni, entrambe le economie incontrano forti ostacoli nella crescita: nel 2004 il prodotto interno lordo italiano  è rimasto stagnato. Precedentemente, la crescita aveva avuto i'accelerazione dallo 0,7% dei 1996 all' 1,4% dei 1999 continuando a crescere fino al 2,9% del 2000, questo risultato molto prossimo all'obiettivo dell´Unione Europea, che all' epoca era del 3, l %. A partire dal 2002  l'economia italiana è entrata in un rallentamento che l'ha portata alla recessione. Nelle grandi imprese lo scenario non era incoraggiante: le difficoltà fronteggiatti dalla Fiat sono ben note, un altro gigante del Paese, la Parmalat, è stata commissariata dal governo nel 2003, dopo la scoperta di una frode miliardaria che le ha fatto quasi chiudere le porte. Le difficoltà in cui si trova l´iniziativa privata, in Itália, trova un riflesso diretto nell'indice di disoccupazione, attualmente intorno all' 8%.

"´E una delle peggiori crisi della nostra storia", ha affermato Alberto Mingardi, direttore del rinomato Istituto Bruno Leoni di Torino. Frattanto, rimorchiati dal "boom" mondiale l´economia italiana è tornata a crescere l' 1,9% nel 2006, il tasso più elevato dal 2000 e ben al di sopra dei prodotto potenziale (media storica) dell´ economia (1,3% 1'anno) e le finanze pubbliche hanno rivelato una tendenza al miglioramento nei confronti dell'anno precedente, malgrado che il déficit nominale sia salito al 4,4% dei PIL (il livello più alto dal 1996).

In Brasile i tassi di crescita dei PIL sono stati insignificanti, fin dalla fine degli anni 70. Le sfide di Lula, al suo secondo mandato, e di Prodi, insediato recentemente (ma che è appena uscito da una crisi in cui si era persino dimesso), sono molto simili e raddrizzare le loro economie è Ia maggiore e più difficile missione per entrambi. I due Paesi hanno bisogno di riforme strutturali nello Stato per riprendersi ma vi sono dubbi sulla volontà della popolazione e dei propri governi di volerli affrontare. II debito pubblico del governo italiano è il 106% dei PIL, il secondo più alto del mondo, dopo quello del Giappone; mentre quello del Brasile, il 53% del PIL, ha fatto sì che il tasso di interesse nel Paese, sia il più alto del pianeta. Le piccole e medie imprese italiane circa l' 80% del totale dell´Uuniverso delle compagnie private che appartengono, in maggioranza, al settore tessile e a quello dei mobili, sta soffrendo Ia concorrenza cinese.       La loro sfida, nel mondo globalizzato, è di diventare competitive, lo stesso che oggi accade con le imprese brasiliane.

Ma Ia stessa domanda vale sia per il Brasile che per l'Itália: come diventare competitivo in un ambiente in cui Io Stato si intromette in tutto, Ia burocrazia e Ia corruzione sono grandi, i politici hanno perso credibilità e il carico tributário e sociale soffocano Ia libera iniziativa?

Qui il governo dei PT (Partito dei Lavoratori), che ha ricevuto il governo del Paese con un carico tributário dei 35% dei PIL, Io ha già aumentato al 40% e Ia coalizione di centrosinistra, che oggi governa 1'Italia, difende l´aumento delle tasse agli italiani con alti redditi, proposta questa che è nella Finanziaria dei 2007.

Secondo il Presidente dei Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, l´obiettivo è di beneficiare Ia fascia di popolazione meno assistita del Paese. "Coloro che hanno meno saranno fortemente beneficiati, cosi il Paese potrà svilupparsi meglio", ha detto il premier. Insomma, entrambi sembrano credere che Giovanni è povero perche Pietro è ricco e Io sfrutta e, pertanto, è necessário impoverire Pietro per aiutare Giovanni...... II risultato - come Ia storia è stanca di dimostrare - è che entrambi diventeranno poveri.

La soluzione per il Brasile e per l´Italia è quella di realizzare riforme strutturali nel settore pubblico. Non credo, tuttavia, che nei prossimi anni ciò sia fattibile.

Ho comunque bisogno di lasciare un avviso finale: dobbiamo pensare al futuro dell'Euro, perché, da quando è stato adottato, alcuni paesi, come la Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, hano iniziato a comportarsi come se fossero nuovi ricchi, e che di certo questo comportamento può causare problemi in futuro, che possono accadere quando del oggi probabili rallentamento dell'economia statunitense e il suo impatto sul resto del mondo, in particolare i paesi dell'Unione europea. Quando questo accade, se la Banca Centrale Europea fissare i tassi di interesse artificialmente bassi e aumentare la liquidità, questi problemi possono peggiorare, creando una recessione molto forte.

Questo è ciò che ci insegna la Scuola Austriaca di Economia. Speriamo, tuttavia...