AZIONE, TEMPO E CONOSCENZA (PRIMA PARTE)

02/04/2013

[Pubblicato oggi sul sito di von Mises Italia, http://vonmises.it/ in http://vonmises.it/2013/04/02/azione-tempo-e-conoscenza-la-scuola-austriaca-di-economia-i-parte/]

Prima parte della trascrizione della conferenza tenuta il 10 marzo 2012 in occasione della Austrian Scholars Conference ad Auburn, Stati Uniti, e riassunto del Capitolo 2 del mio ultimo libro Ação, Tempo e Conhecimento: a Escola Austríaca de Economia (Instituto Mises Brasil, São Paulo, 2011).

I. Introduzione

mises_crestLa tradizione iniziata da Carl Menger con la pubblicazione nel 1871 dei suoi Principles of Economics spazia su di un campo vasto, affascinante e formidabile della conoscenza umana che trascende l’economia raggiungendo il più ampio spettro delle scienze sociali; costantemente animato dal dibattito filosofico, ha permeato la cultura umanista in modo permanente. Hayek aveva ragione quando affermava che un economista che pensa solo nei ristretti limiti della teoria economica non sarebbe mai stato un economista completo, anche se fornito di competenza tecnica.

La tradizione austriaca richiede infatti non solo quest’ultima, ma anche la capacità di spingersi oltre e cercare di diventare un umanista. Tuttavia, anche quando si tratta di un campo molto ampio della conoscenza umana, la Scuola Austriaca possiede una notevole semplicità derivata dalla logica ineccepibile delle sue proposizioni e postulati. Come ha scritto Mises: “good economics is basic economics”!

 

I grandi economisti austriaci del XX secolo – in particolare Mises e Hayek – sono esempi di audacia. Infatti, in un momento in cui i colleghi andavano verso la specializzazione in aree sempre più ristrette dell´economia, essi si rifiutarono di scendere a compromessi e rimasero generalisti in quel senso che denota vasta cultura umanista.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo gli economisti iniziarono ad abbandonare la tradizione umanista e progressivamente si concentrarono su una maggiore conoscenza tecnica specifica, diventando così meno informati. Oggi pochi economisti accademici hanno la maestrìa sufficiente a padroneggiare le nozioni contenute nei libri di testo di micro e macroeconomia. Molti purtroppo disdegnano le altre scienze sociali poichè, lungo il cammino verso la “scienza grigia”, sono state loro additate come “non scientifiche”.

Queste osservazioni non significano che la teoria convenzionale debba essere eliminata, né che il concetto di homo economicus debba essere respinto. Esse si limitano a dire che l´aspetto umano dell´economia non può essere tralasciato, come se fosse poco importante o non “scientifico”, o come se fosse nulla più d’una semplice evocazione nostalgica del periodo di massimo splendore dell’Impero Austro-Ungarico, l´epoca di Menger e Wieser, Böhm-Bawerk, Mises, Hayek e altri. In realtà, l’umanesimo in economia è di molto precedente a Menger: risale a San Tommaso d’Aquino e ai successivi Scolastici, per poi proseguire con David Hume, Richard Cantillon e Adam Smith. L´umanesimo è stato “licenziato” solo a partire dal Novecento, con l’avanzare delle idee positivistiche. Tuttavia per gli austriaci, sia nella vita di tutti i giorni sia nel mondo della scienza, ciò che conta non è l’homo economicus, ma l’homo agens.

II. La triade di base o nucleo fondamentale

La Scuola Austriaca si fonda su una triade concorrente e complementare, formata dai concetti di (a) azione umana, (b) tempo dinamico e (c) ipotesi sui limiti della conoscenza umana. Questi tre concetti costituiscono la pietra angolare del monumentale edificio teorico della Scuola Austriaca di economia. In analogia con la biologia, la triade rappresenta gli elementi essenziali e necessari per lo sviluppo e il mantenimento dell’organismo, rappresenta cioè sia i macro che i micronutrienti del sistema.

Alcuni elementi importanti emanano dalla triade. Essi sono: (i) l’utilità marginale, (ii) il soggettivismo e (iii) gli ordini spontanei. Da questi elementi per così dire di propagazione si puó dedurre logicamente qualsiasi proposizione di carattere pratico. Mi riferisco ad essi come elementi di propagazione perché contenenti implicazioni in vari campi del sapere umano quali la filosofia politica, l’epistemologia e la stessa economia.

a) l’azione

Azione, per la Scuola Austriaca, significa qualsiasi atto volontario, qualsiasi scelta fatta intenzionalmente per passare da uno stato meno soddisfacente ad un altro ritenuto più soddisfacente al momento della scelta. Prasseologia (da prassi) è la scienza generale dedicata allo studio dell’azione umana, considerando tutte le sue implicazioni formali. Ogni atto economico, senza eccezione, puó essere ridotto a scelte coerenti al concetto fondamentale di azione umana: la proposizione di base, il primo assioma della prasseologia è che il movente di qualsiasi azione sia l´insoddisfazione, dal momento che nessuno agisce a meno che non si trovi in una qualche condizione di insoddisfazione e ritenga che una particolare azione possa risolverla apportando conforto, gioia o senso di realizzazione e in tal modo allontanando il disagio.

Questo assioma è universale: ovunque siano persone, ci sono azioni. Una teoria economica poggiante sulla prasseologia sarà quindi, per corollario, universale. Non possono esistere teorie economiche specifiche o particolari, valide unicamente per un certo paese o regione, ma solo una teoria economica epistemologicamente corretta valida in tutto il mondo, assemblata pezzo per pezzo basandosi sull´osservazione e lo studio sistematico dell´azione. Mises ha chiamato il concetto di azione umana l´“assioma uno”, nel senso che da esso possono dedursi tutte le leggi fondamentali che constituiscono l’economia.

(b) la concezione dinamica del tempo

Il secondo componente della triade è la concezione dinamica del tempo, anche detto tempo soggettivo o tempo reale, in cui il tempo cessa di essere una categoria statica descritta da un solo asse orizzontale, per essere definito invece come quel flusso continuo di nuove esperienze che plasmano il futuro. Quando consideriamo il tempo come dinamico stiamo implicitamente accettando che é sempre in corso qualcosa di nuovo. Dobbiamo anche riconoscere tre caratteristiche del tempo dinamico: continuità dinamica, l’eterogeneità e l’efficacia causale, come rilevato da Mario Rizzo e Gerald ‘O Driscoll, nel loro interessante libro L’Economia del Tempo e dell’Ignoranza.

Il tempo reale o dinamico è irreversibile ed è scandito dal processo di evoluzione creativa, che implica cambiamenti imprevedibili. Il concetto di tempo reale è essenziale per la comprensione dell’azione umana: gli individui che agiscono accumulano continuamente nuove esperienze che generano nuove conoscenze le quali, a propria volta, spesso li portano a modificare il progetto iniziale e le azioni da intraprendere per conseguirlo.

c) limitazione della conoscenza

Il terzo elemento della triade è la trattazione epistemologica della realtà innegabile che la conoscenza umana contenga sempre elementi di incertezza e imprevedibilità, che conferiscono a tutte le azioni umane effetti inintenzionali che non possono essere calcolati a priori. Esistono, per gli austriaci, limiti alla capacità della mente umana di capire pienamente la complessità dei fenomeni sociali ed economici. I sistemi formali possiedono alcune regole di funzionamento che non possono essere predeterminate. Come José Ortega y Gasset afferma: “L’occhio non vede da solo”, e come disse Nelson Goodman:  “L’occhio innocente è cieco, la mente vergine è vuota”.

Poiché non è possibile quantificare tutte le nostre conoscenze, la Scuola Austriaca non analizza i mercati in termini di stati di equilibrio, ma come processi di scoperta e di articolazione della conoscenza. Di solito nell´economia del mondo reale queste forze restano in silenzio, nascoste, disperse e scollegate, in attesa che l’intelligenza umana soggettiva si svegli, le visualizzi, le organizzi e le articoli. Questa terza ipotesi fondamentale della Scuola Austriaca, per molti studiosi di epistemologia è la più importante, tuttavia preferisco considerarla pari alle altre due, ritenendo che così facendo sia più facile mettere in evidenza le interazioni e l’interdipendenza tra le tre.

III. Gli elementi di propagazione

(i) l’utilità marginale

Il primo elemento di propagazione della Scuola Austriaca non è tutta farina del suo sacco: non le appartiene in modo esclusivo. Si tratta del concetto di utilità marginale: come sappiamo, esso è stato la soluzione proposta nel 1871 alla cosiddetta questione del valore che aveva impegnato gli studiosi del XIII secolo da San Tommaso d’Aquino in poi. Circa seicento anni dopo la Summa Carl Menger, Leon Walras e William Stanley Jevons rispettivamente a Vienna, Losanna e Londra si resero conto che il valore di una merce o servizio è determinato dalla sua utilità marginale in ogni diverso istante; vale a dire, il valore dipende da una combinazione simultanea di scarsità e di utilità.

Anche se il concetto è stato introdotto da questi tre economisti, ciascuno aveva lavorato in modo indipendente: Menger adottò un approccio soggettivo, mentre Walras (il precursore della cosiddetta scuola dell´equilibrio generale) e Jevons (che ha influenzato Marshall, il padre della scuola dell´equilibrio parziale) ricorsero ad un punto di vista matematico, poiché il concetto di unità marginali o aggiuntive di beni e servizi si integra perfettamente con lo strumento del calcolo differenziale. Tuttavia, per lo studioso austriaco, i principi di utilità marginale, azione, tempo dinamico e soggettività sono inseparabili.

(ii) il soggettivismo

Il soggettivismo della Scuola Austriaca non si limita alla teoria soggettiva del valore o alla constatazione che le teorie che trattano gli esseri umani siano personali e quindi non soggette a sperimentazione empirica. Esso fa riferimento ad un assunto di base: che il contenuto della mente umana – e quindi i processi decisionali che caratterizzano le nostre scelte e azioni – non sia rigidamente determinato da eventi esterni.

Pertanto il soggettivismo sottolinea la creatività e l’autonomia delle scelte individuali e per questo motivo trova giusta collocazione nella corrente dell´individualismo metodologico, secondo cui i risultati di mercato si spiegano in termini di scelte individuali. Per lo studioso austriaco, la teoria economica dovrebbe prendere in considerazione in primo luogo la rete di fattori che spiegano le scelte e non limitarsi a semplici interazioni tra le variabili oggettive.

Il soggettivismo quindi mostra che l’azione si svolge nel tempo dinamico e sempre in condizioni di incertezza non quantificabile e genuina. Quando un attore sceglie una linea d’azione, i risultati della sua scelta dipenderanno dalle linee d’azione adottate e potenzialmente eseguite da altri individui. Nelle singole decisioni prevale l´autonomia, dunque il futuro non può essere conosciuto e non può essere appreso.

(iii) gli ordini spontanei

Gli ordini spontanei sono classi intermedie di fenomeni che sono specifici della scienza dell’azione umana, o prasseologia. Si tratta di istituzioni risultanti dall’azione umana, combinando istinto e ragione, ma non dall’esecuzione di un disegno collettivo o da pianificazione. Infatti, per i filosofi dell’antica Grecia, ci sono due tipi di fenomeni corrispondenti ai termini  introdotti dai sofisti del V secolo:  physei, che significa “per natura” e tesi, che significa “con decisione deliberata”.

Per gli austriaci, tuttavia, questa dicotomia non è coerente con le scienze sociali. Nelle parole di Hayek in The Counter-Revolution of Science (Collier-Macmillan, New York-London, 1964, pag 39.): “Un qualche tipo di ordine appare come risultato dell’azione individuale, ma senza l´intenzione di alcun individuo”. Tipici esempi di questi ordini sono il sistema monetario, i mercati, i fenomeni culturali e linguistici.

Come sottolineato dal professore portoghese José Manuel Moreira (Università di Aveiro e Università Cattolica di Porto) nella sua tesi di dottorato presentata alla Pontificia Universidad Camillo (Madrid), pubblicata in un’edizione riveduta dall’Università di Porto nel 1994:

Il contrasto è tra un ordine spontaneo, vale a dire auto-generato o endogeno, e l’ordine esogeno, cioè progettato o artificiale, [...] come nel caso estremo di un’organizzazione che gestisce la società.

Il professor Moreira continua:

Hayek, nonostante la connotazione autoritaria che il termine ‘ordine’ comporta per le persone che si rifiutano di ammettere un ordine non deliberatamente creato dall’uomo, insiste a mantenerlo, usando anche ‘ordine spontaneo’ o ‘cosmo’ per definire  strutture che derivano dall’azione di molti uomini, anche se non da un disegno collettivo.

(Filosofia e metodologia di Economia di F.A. Hayek, p. 187).

In realtà l’economia mondiale reale, sin da quando l’uomo ha scoperto i benefici del processo di scambio, è un grande ordine spontaneo simile all’universo, in cui le cose sono continuamente in espansione e contrazione.

IV. Combinando gli elementi della Scuola Austriaca

La figura seguente è un tentativo di presentare un quadro generale della straordinaria complessità che è la Scuola Austriaca di economia. Naturalmente, questo è un tentativo semplificato di mostrarne le sue componenti, il rispettivo ruolo che ciascuna gioca e come si incastrano. Il grande compito degli economisti è quello di costruire modelli teorici in grado di spiegare ragionevolmente la realtà dell’economia, formata  dall’azione nel tempo di miliardi di esseri umani in carne ed ossa, con tutte le loro caratteristiche, desideri, aspirazioni, motivazioni, punti di forza e di debolezza.

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Non è mia intenzione in questo articolo discutere le implicazioni degli elementi di base e di propagazione nel campo della epistemologia e della filosofia politica. Mi limito a ricordare brevemente che, in campo epistemologico, le conseguenze dovrebbero essere:
(a) l’individualismo metodologico;
(b) le differenze tra modelli e fatti nelle scienze sociali;
(c) il riconoscimento che le scienze sociali hanno caratteristiche che le differenziano dalle scienze naturali, e
(d) il rifiuto di metodi di previsione nelle scienze sociali.

Per quanto riguarda la filosofia politica, invece, le conseguenze dovrebbero essere:
(a) la critica dei sistemi misti;
(b) l’evoluzione nelle scienze sociali;
(c) la democrazia e la separazione dei poteri;
(d) limitazioni al potere, e
(e) il rifiuto del costruttivismo nelle scienze sociali.

(fine I parte)

Ubiratan Jorge Iorio

Ubiratan Jorge Iorio è Direttore Accademico dell’Istituto Mises Brasil, Socio onorario dell’Associazione Ludwig von Mises Italia e professore di Economia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro

L’autore è grato al professor Adriano Gianturco Gulisano (Ibmec, Belo Horizonte) per i suoi utili suggerimenti e per le sue critiche, oltre che per la revisione grammaticale, al quale naturalmente non vanno addotte responsabilità per eventuali errori rimanenti.