CHE SUCCEDE IN BRASILE?

04/07/2013

[Pubblicato oggi sul sito di von Mises Italia, http://vonmises.it/2013/07/04/che-succede-in-brasile/]

brasileNel Salterio di David vi è una strana frase: “Exultavit, ut gigas, ad currendam viam”; continua: “A summo caelo egressio eius. Et occursus eius et eius usque ad summum eius; nec est qui eius abscondat a calore eius”, che significa, liberamente tradotto: “Procede come un gigante che percorre la via. Egli viene dal cielo, dirigendosi verso l’opposto; nessuno può nascondersi dal suo calore“.

E, nell’inno nazionale brasiliano, troviamo questo verso:

” [...] giace eternamente in culla splendida, al suono del mare e alla luce del cielo profondo”.

Mi sono ricordato di questi versi, che mi hanno sempre incuriosito e dell’inno nazionale grazie alle manifestazioni che si svolgono in tutto il paese, con molte migliaia di persone che scendono in piazza a protestare, chiamate a raccolta dalla straordinaria tecnologia di Internet.

Ma cosa sta succedendo in Brasile?

 

Sarò breve, quindi mi limiterò a rispondere a queste domande:

  1. protestano contro che cosa?e
  2. In che modo si desidera che il gigante – che simboleggia, come avrete notato, il Brasile, beatamente dormiente per 513 anni – percorra la sua strada?

Alla prima domanda è facile rispondere: le persone, specialmente i giovani della classe media, protestano contra la situazione che si è creata nel paese: questi individui hanno dichiarato guerra alla corruzione diffusa, alla classe politica in generale, alla perversa giustizia, alla PEC-37 (che rimuove il potere investigativo della magistratura), alla criminalità, al codice penale troppo clemente con i banditi, al terribile uso delle risorse rubate ai contribuenti, all’enorme pressione fiscale (in Brasile si lavora fino alla fine di maggio per pagare le imposte), alle condizioni di salute precaria, alla scarsa qualità dell’istruzione, delle infrastrutture e dei trasporti e, naturalmente, all’inflazione e ai bassi tassi di crescita economica.

Inoltre, i manifestanti, o quasi tutti, rifiutano le bandiere di partiti politici che cercano di cavalcare l’onda di rancore. Questo, a mio avviso, è il bel volto delle manifestazioni. La gente è, semplicemente, stanca dei politici. Il gigante sembra finalmente essersi svegliato e vuole seguire il suo percorso. Ottimo! Ma devo sottolineare; è importante il modo in cui si vuole seguire il proprio sentiero: se questo è di pietra ostacola il cammino, come cantava Milton Nascimento; ma esiste un percorso sicuro verso le giuste aspirazioni della società.

Quindi dobbiamo rispondere alla seconda domanda in termini concreti: quale strada vuole percorrere il gigante? Una strada che vedrà  lo Stato fianco a fianco  in ogni metro o, al contrario, una strada di libertà e responsabilità?

La mia risposta, purtroppo, non è piacevole. Perché? Beh, in primo luogo perché credo che la stragrande maggioranza dei manifestanti, anche se giustamente adirata contro “tutto ciò che sta nei palazzi”, non immagina soluzioni, ma sembra credere che lo Stato – sì, sempre lo Stato – sia la soluzione. Ho visto in TV, letto sui giornali e su Internet e ho personalmente sentito che la maggior parte vuole cose impossibili, tra cui il “trasporto pubblico di qualità” (gratuito naturalmente), “un’assistenza sanitaria migliore” (gratuita anche lei), “educazione di livello” (idem); vale a dire, il gigante non si rende conto che è lui stesso che deve scegliere il vostro percorso.

Insomma, temo che i manifestanti chiedano modifiche necessarie ma assumano che il Re, il Signore, il Capo, l’Imperatore, il Cesare moderno – cioè, lo Stato, possa promuoverle. In altre parole, i manifestanti desiderano il modello europeo di democrazia sociale che, come Hayek stesso ebbe a dire, non può funzionare, se non per qualche tempo. In questo caso, il gigante venuto dall’alto, invece di camminare per la retta via, si incamminerà sul falso sentiero del “welfare”, guidato dalla statolatria. Questo è il volto brutto delle manifestazioni.

Infine, è opportuno notare che il movimento manca di unità proprio perché variamente diffuso nelle sue richieste; esso, inoltre, soffre della mancanza di un leader. Però, dal momento che le manifestazioni sono iniziate, la presidente, i governatori e i sindaci hanno subito forti cali nei loro indici di popolarità. Nel 2014 ci saranno le elezioni presidenziali e amministrative (per il presidente e i governatori). E il governo del PT (partito dei Lavoratori), al potere dal 2003, ha proposto un referendum per l’approvazione di una misteriosa “riforma”, che molti temono rispecchi quanto fatto in Venezuela, poiché il PT è firmatario del  Foro de São Paulo, una creazione del 1990 che riunisce i partiti di sinistra di tutto il mondo e mira a stabilire una repubblica centralista e socialista in America Latina, sul modello dell’estinta Unione Sovietica.

In breve, il gigante sembra essersi risvegliato – il che, come ho sottolineato in precedenza, è un fatto di buon auspicio – ma il percorso che si desidera seguire, secondo me, è più simile a quello di pietra cantato da Milton Nascimento e non ad una strada illuminata dalla luce della libertà.

Purtroppo, non è ancora venuto il tempo, a mio avviso, di un’economia di veramente di mercato in Brasile.

Ubiratan Jorge Iorio

*Ubiratan Jorge Iorio è Direttore Accademico dell’Istituto Mises Brasil, Socio onorario dell’Associazione Ludwig von Mises Italia e professore di Economia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro