ECCO LA SCELTA: LIBERO MERCATO O TASSAZIONE PIÙ BANCHI CENTRALI?

[Pubblicato nel 16 luglio sul sito di von Mises Italia, http://vonmises.it/2013/07/16/eco-la-scelta-mercati-libero-o-tassazione-piu-banche-centrali/]

Pubblichiamo di seguito un brano del Prof. Ubiratan Jorge Iorio, inizialmente inteso per la rivista Liber@mente e gentilmente licenziato dall’autore per una riproposizione su questo sito.

 

Cento anni fa, esattamente nel 1913,liberamente accaddero due eventi apparentemente scollegati tra loro ma che, oltre ad essere strettamente correlati, hanno causato ingenti perdite di libertà di scelta e, conseguentemente, hanno impedito allo sviluppo economico e sociale di seguire il suo naturale corso guidato dall’azione umana individuale. Il primo fu la creazione della banca centrale degli Stati Uniti, la Fed, e il secondo l’istituzione dell’imposta sul reddito.

Infatti la tassazione e i controlli sulla moneta, il credito ed il tasso di interesse sono fattori di maggiore potere politico, quest’ultimo sempre artificiale e oggetto di decisioni burocratiche su mercati che invece sono ordini spontanei, come enfaticamente hanno sottolineato i grandi economisti della Scuola Austriaca, specialmente Mises, Hayek, Rothbard e Kirzner. Purtroppo quasi tutti i politici e gli economisti non la pensano così, soprattutto dopo gli anni ’30 del XX secolo con l’avvento di uno dei più grandi mali che la sana teoria economica abbia sofferto: il keynesismo, sicuramente una malattia non solo della scienza economica, ma anche dei principi morali fondamentali e della vita stessa dei cittadini.

 

L’economia nel mondo reale è costituita dall’azione umana individuale e volontaria nel corso del tempo e in condizioni di reale incertezza. Così gira il mondo da tempo immemorabile, quando gli uomini hanno scoperto quali vantaggi si possano ricavare dalla divisione del lavoro e dalla libera interazione sui mercati. Questi ultimi sono processi dinamici di scoperta, di tentativo ed errore, di imprenditorialità, perdite, profitti e, in sintesi, di ricerca permanente di una maggiore soddisfazione personale. Quando lo Stato interviene in questo processo, necessariamente provoca deviazioni dal suo corso spontaneo, distraendo le scarse risorse in attività scelte dai politici o dai “tecnici” e non da soggetti volti al perseguimento della propria felicità, essenza questa della vita stessa. Come ha scritto Rothbard, lo Stato è sempre un aggressore perché ostacola la nostra libertà senza il nostro permesso, alterando l’essenza della vita degli individui.

Una buona teoria economica, dedotta a priori dalla Prasseologia di Mises, è valida in qualsiasi parte del mondo ogni volta che una transazione avviene in modo volontario. Non ci possono essere teorie valide solo per l’Europa, altre per l’America o per l’Asia, ecc. Una teoria economica è giusta o sbagliata: giusta quando viene dedotta dalle leggi prasseologiche che guidano l’azione umana; altrimenti si tratta di una teoria sbagliata e deve essere rigettata. Sicuramente il keynesismo e l’interventismo in generale sono teorie che, pur essendo state falsificate (nella espressione di Popper) per più di 70 anni, ancora rimangono oggetto di applicazione nel mondo reale.

Per illustrare i danni che le banche centrali e la tassazione impongono allo sviluppo, siamo in grado di dare due semplici esempi. In primo luogo, si assuma che lo stato prenda a Giulia 1.000 euro dal reddito fiscale, soldi che avrebbe potuto utilizzare, per esempio, per comprare un iPad. A causa dell’imposta Giulia non può più soddisfare il proprio desiderio e quindi ci perde non solo lei ma anche il negozio dove avrebbe comprato l’iPad, il manager dello stesso, i suoi famigliari, i dipendenti, i fornitori, il fabbricante di iPad e anche i suoi dirigenti, famigliari e dipendenti. Vince lo Stato ma perde la libertà! Quale impiego avrà in mente l’aggressore per gli euro sottratti a Giulia? Questo non importa, anche se fossero utilizzati per la costruzione di un ospedale, poiché quando invade la libertà individuale l’agressore danneggia sempre non solo quelli da cui prende, ma molte altre persone. Un euro di più nelle mani dello Stato significa necessariamente un euro in meno nelle mani di quelli che lo hanno guadagnato lavorando.

Supponiamo ora che Salvatore abbia bisogno di 200 Euro e Fabrizio sia disposto a darglieli personalmente in prestito, e che i due siano d’accordo nel fissare al 4% il tasso di interesse annuo dell’operazione. Se contemporaneamente la banca centrale si attivasse per abbassare allo 0,5% annuo il tasso di interesse praticato dal sistema bancario Salvatore, il debitore, troverebbe più conveniente rivolgersi al secondo invece che a Fabrizio. Questi dunque ci perde, perché con un tasso artificiale tanto concorrenziale non riuscirà più a completare l’accordo di prestito, mentre Salvatore sembra guadagnarci, almeno in un primo momento. A seguito dell’intervento della banca centrale lo Stato guadagna a danno di Fabrizio, coinvolgendo a cascata la sua famiglia, ecc. Ancora una volta vince lo Stato e la libertà è sconfitta!

Questi due esempi molto semplici à la Bastiat servono ad illustrare quei milioni e miliardi di transazioni che, pur potendo essere effettuate su base volontaria portando a maggiori soddisfazioni reciproche, sono impedite a causa dell’interventismo statale sotto forma sia di imposte che di alterazione dei tassi di interesse. Essi servono anche per illustrare il titolo di questo articolo, il quale sottolinea che la vera scelta stia tra una economia di mercato e un’economia controllata dallo Stato. La tassazione in generale e sul reddito in particolare, così come gli interventi delle banche centrali sui tassi di interesse, la moneta e il credito, attaccano l’economia di mercato e così facendo minano la formazione di ricchezza. Sfortunatamente molta gente, non sapendo di quella cosa chiamata scarsità, crede che lo Stato raccolga le tasse e ne destini i proventi a migliorare la situazione sociale del paese, allo stesso modo di quelli che credono in Babbo Natale…

Nel 1913, quando la Fed fu creata, un dollaro teneva lo stesso potere d’acquisto del 1813. Tuttavia un dollaro del 2013 è pari a solo uno 0,04% del dollaro di un secolo fa. E quindi la domanda: a cosa è servita la Fed? La risposta è chiara: a svalutare la moneta tramite inflazione monetaria, fatto che può essere visto quando guardiamo i grafici degli aggregati monetari nel tempo. Negli ultimi anni, con l’espansionismo monetario e la fissazione dei tassi di interesse a livelli prossimi allo zero, questa idiosincrasia keynesiana e interventista ha raggiunto vette di follia. In Europa la situazione non è molto diversa, così come nel mio paese, il Brasile. Chiunque apprezzi il valore della libertà dovrebbe essere a favore dell’estinzione definitiva delle banche centrali!

D’altra parte, quando guardiamo all’evoluzione del carico fiscale negli Stati Uniti dal 1913 notiamo come esso sia cresciuto fortemente, cosa peraltro valida per tutti i paesi del mondo. In Brasile, dove vivo, si lavora fino al 25 maggio di ogni anno solo per pagare le tasse che lo Stato aggressore ci ruba. E considerando quello che spendiamo con l’assicurazione sanitaria privata, pensione privata e istruzione privata (il servizio sanitario, il welfare e l’istruzione pubblica sono infatti di scarsa qualità), lavoriamo fino a metà del mese di agosto per pagare tutte queste spese. In Italia, Europa, Asia e negli Stati Uniti la situazione non è molto diversa. Chi ama la libertà ha l’obbligo morale di alzare la voce contro questo stato di cose!

Il tema di questo numero di Liber@mente è abbastanza forte, ma vero. La libertà è senza alcun dubbio l’essenza della vita stessa! Libertà di scelta, libertà di coscienza,  libertà politica. Libertà con il duro lavoro e lo sforzo di risparmio sono le uniche chiavi che conducono al progresso individuale e, pertanto, della società tutta!

Ubiratan Jorge Iorio

Ubiratan Jorge Iorio è Direttore Accademico dell’Istituto Mises Brasil, Socio Onorario dell’Associazione Ludwig von Mises Italia e professore di Economia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro.