TUTTI GLI ERRORI DELLA TEORIA DI JOHN MAYNARD KEYNES

 

[Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 4/2013, ottobre-dicembre di 2013, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia, www.fondazionescoppa.it]

 

FotoaLa "Teoria Generale" di Keynes, se considerata dal punto di vista della Scuola Austriaca, è una vera collezione di gravi errori. In questo articolo, ho intenzione di segnalarne quattro: che la teoria austriaca del ciclo presuppone l'esistenza di piena occupazione dei fattori di produzione; che i boom economici sono periodi caratterizzati da "un eccesso di investimenti"; l’'"effetto moltiplicatore"; e la "trappola della liquidità". Andiamo a dimostrare il contrario? 

1ª. La Teoria Austriaca del Ciclo Economico (TACE) è valida solo sotto l'ipotesi iniziale di piena occupazione

La convinzione secondo cui nella Teoria Austriaca i cicli causati da espansione artificiale del credito non si verificano in presenza di disoccupazione è errata. La TACE non assume la piena occupazione dei fattori di produzione (capitale e

 

lavoro). La spiegazione è semplice: l'inflazione, definita come l'espansione della massa monetaria,  crea più lavoro solo col presupposto plausibile che i lavoratori siano così sciocchi da accettare salari reali più bassi quando sono mascherati da aumenti dei prezzi dei beni e servizi. Cosa dire dell’inoperosità dei beni capitale? Questa è un effetto degli investimenti sbagliati fatti in passato, durante il periodo di crescita economica. La TACE mostra chiaramente come l'espansione artificiale del credito, cioè, non basata sul risparmio puro, ma su risparmi in valuta “falsati”, invia segnali positivi illusori per il capitale nei settori di ordine superiore, attraendo investimenti a lungo termine in questi settori. Questo, però, può avvenire solo per un periodo di tempo limitato, poichè il successivo braccio di ferro tra consumi e investimenti, date le preferenze intertemporali, finirà per aumentare il tasso di interesse e mostrare allora la realtà dei fatti: questi investimenti erano investimenti impraticabili; quindi gli errori precedentemente commessi sarano amplificati alla fine del boom. L'espansione artificiale del credito causa i cicli economici e questo non  dipende neanche lontanamente della esistenza di fattori di produzione non impegati!

E ancora - come scrisse Rothbard - "L'espansione del credito tra disoccupazione creerà maggiori distorsioni e investimenti cattivi, lento recupero dal boom precedente e farà  un recupero più rigorosa essere necessario per il futuro". Infatti, i fattori non occupati (lavoro e capitale, questo concepito come una struttura e non come un aggregato) non possono ora essere impiegati in modo alternativo e più redditizio. Inoltre, i fattori complementari saranno utilizzati nel processo produttivo insieme ai primi (e questo diventa più chiaro quando abbiamo progettato il capitale come una struttura con diversi fasi, ciascuna con un mercato del lavoro specifico). Questi fattori addizionali sono pertanto scarsamente investiti, aumentando gli sprechi e generando un’inasprimento della recessione.

Nel periodo del boom la domanda di lavoro nelle diverse fasi della produzione di beni di ordine superiore crescerà, generando l'aumento dei salari, mentre negli stadi più vicini al consumo finale la domanda di manodopera potrà anche cadere, riducendo in tal modo i salari. Tutto questo provoca effetti di allocazione in tutta la struttura del capitale, che gli aggregati del signor Keynes non consentono di vedere.

2ª. La TACE presuppone che il boom non è altro che un periodo di "investimenti eccessivi"

Keynes ha sentito il canto del gallo, ma senza sapere da quale angolo proviene. Ricorriamo a Mises per contrastare questo equivoco:

"L'investimento supplementare è possibile solo nella misura in cui vi è una quantità aggiuntiva di beni strumentali a disposizione ... Il boom se non comporta una restrizione, ma un aumento dei consumi, non ottiene più beni capitali per nuovi investimenti. Pertanto, l'effetto dell’espansione del credito non è un sovrainvestimento, ma un investimento sbagliato, cioè un cattivo investimento (malinvestment)”

Poiché la produzione di beni capitale richiede più tempo per essere realizzata, le aziende non possono entrare in funzione perché non c'è stato il tempo per la messa in opera di altre aziende che producono inputs complementari per la produzione dei primi e, come Mises ha scritto, "fabbriche i cui prodotti non possono essere venduti, perché i consumatori preferiscono acquistare altri beni, che, però, non sono prodotti in quantità sufficiente" (perché il credito artificiale ha stimolato investimenti sbagliati in altre fasi del processo di produzione). In altre parole, la fine dell’espansione del credito rende visibili gli errori fatti.

Oggetto di analisi diventano però solamente gli investimenti visibili, e non ci si accorge che parte del problema è stato causato dalla mancanza di imprese che producono beni complementari, così come di imprese che producono benei di consumo, ora più richiesti.

La TACE insegna che l’espansione del credito non finanzata dal risparmio puro distorce gli investimenti, indirizzandoli verso le fasi iniziali della produzione e lasciando così una parte insufficiente per la produzione di beni di ordine inferiore, cioè di beni di consumo. Solo i mercati liberi sono stati in grado di garantire una struttura produttiva naturale e di sviluppare automaticamente uma struttura complementare di capitale con il tempo.

3ª. La fallacia del "effetto moltiplicatore"

Tutti gli economisti sono stati tenuti a studiare l’'"effetto moltiplicatore", per cui una maggiore propensione al consumo (che equivale ad una minore propensione al risparmio), causerà aumenti della spesa più che proporzionali al livello di "reddito aggregato". Questo vero "miracolo" della Teoria Generale ha presto raggiunto una grande popolarità tra economisti e politici; tra i primi, come se dalla scoperta della polvere da sparo non si fossero mai verificati ne recessioni nè cicli economici; tra i secondi, perché un genio dell'economia aveva trovato la formula della "scienza" per sostenere la loro permanente intenzione di spendere i soldi sottratti ai contribuenti. Tuttavia, l’'"effetto moltiplicatore" è un enorme errore, perché si basa sulla tesi di una "funzione di consumo aggregato o collettivo" stabile. Lo presentiamo e critichiamo come ha fatto superbamente Rothbard in Man, Economy and State:

Reddito aggregato = Consumi + Investimenti

Il consumo nella teoria keynesiana è considerato una funzione costante del reddito e conosciuto con altri metodi e correlazioni statistici econometrici. Supponiamo, per semplicità, che il consumo è sempre il 75% (o 0,75) di reddito. Quindi, possiamo scrivere:

Consumo = 0.75 (Reddito) oppure 0,25 (Reddito) = Investimenti

e quindi: Reddito = 4 (Investimenti)

In questo esempio, il "moltiplicatore" è uguale a 4. Se, tuttavia, la volontà di consumare risultasse superiore - per esempio, 0,80% del reddito - il "moltiplicatore" sarebbe maggiore, pari a 5. Quanto maggiore è la disponibilità a spendere della cicala, più alto è il livello di reddito della comunità! Per Keynes, le formiche, i risparmiatori danneggiano l'economia.

Ora, se il "moltiplicatore" è 4, tutto ciò che il governo deve fare per aumentare il reddito aggregato per dato importo è semplicemente quello di aumentare la loro spesa per ¼ di tale importo. Rothbard utilizza una parodia, osservando rigorosamente il ragionamento keynesiano, per esporre la fallacia, per assurdo, che utlizzerò con piccole modifiche:

Supponiamo che: reddito aggregato = Y; reddito di Bruno = B e reddito da tutti gli altri abitanti del paese = X, essendo Bruno un abitante di quel paese.

FotobAllora X è una costante di Y, cioè, se riportiamo le due coordinate, per ogni X  ci sarà una Y. Come Rothbard ha scritto, questa è una funzione estremamente stabile, e più stabile rispetto alla funzione di consumo convenzionale che non esclude l'uso di Bruno. Se ora consideriamo B, il reddito di Bruno, rispetto a Y, troviamo, invece di una correlazione perfetta, solo connessioni remote tra il reddito fluttuante individuale di Bruno e il reddito aggregato. Pertanto, il reddito di Bruno è un elemento attivo di incertezza e volatilità in questa economia, mentre il consumo di tutti gli altri individui che soono passivi, stabile, determinato dal reddito della comunità.

Si assuma che la relativa equazione è: X = Y 0.99999

Abbiamo allora Y = Y + 0,99999 J e presto, 0.0001 Y = B, cioè,

Y = 100.000 B

Questo numero fantastico è il "moltiplicatore" di Bruno, molto più potente di quello del moltiplicatore dell' investimento originario. Se sei il ministro e vuoi aumentare il reddito aggregato, uscire dalla depressione e far diminuore la disoccupazione, è necessario e sufficiente fara stampare alla Banca Centrale una certa quantità di moneta e darli a Bruno. Tali spese fortunate aumenteranno di 100.000 volte il reddito del paese!  Miracolo di San Gennaro!

E pensare che questa enorme fallacia che è il '"effetto moltiplicatore" ha raggiunto grande popolarità fin dagli anni '30 e oggi, 80 anni dopo e con tanti esempi di recessioni, depressioni e stagnazione nel mondo reale, è ancora insegnata nelle università...

C'è un altro modo per ridurre all'assurdo questa fallacia: se assumiamo una situazione in cui gli individui, spendono più del próprio reddito, indebitandosi, allora il multiplicatore è un numero negativo, perchè la propensione al risparmio è negativa. Ad esempio, se la propensione a risparmiare è –20%, ciò significa che una espansione della spesa pubblica di 100.000 Euro diminuisce il reddito aggregato di 500.000 Euro. Questa parte della storia non è inclusa nei libri di testo di macroeconomia, ma, come nel precedente esempio, obbedisce rigorosamente alla formula del "moltiplicatore keynesiano". In più, soddisfa pienamente il cosiddetto paradosso della parsimonia di Keynes, ma anche così, il moltiplicatore è negativo. Sembra che gli economisti keynesiani ignorano che la domanda è veloce come una lepre, la offerta lenta come una tartaruga, e soprattutto che il mondo reale gira lontano da una favola di Esopo...

4ª. La fallacia della "trappola della liquidità".

"Il tasso di interesse è quello che è perchè l'aspettativa è che sarà diverso. Se non vi è alcuna aspettativa che sarà diverso, non c'è nulla da dirsi perché è quello che è". Questa è la famosa satira di Sir Dennis Robertson (1890-1963) della "trappola della liquidità"di Keynes. In effetti, la "trappola della liquidità" è una situazione immaginaria in cui gli agenti economici in presenza di un tasso di interesse molto basso, risparmiano in attesa che i tassi risalingano. Se questa aspettativa non ci fosse, nulla spiegherebbe perché il tasso di interesse sia così basso. In Keynes manca una teoria circa il tasso di interesse che possa essere effettivamente definita teoria. Robertson ha lavorato direttamente con Keynes negli anni '20 e '30, ma si allontanò da lui per differenze di temperamento e di valori morali (Robertson era figlio di un pastore della Chiesa d'Inghilterra) e visioni di teoria economica, soprattutto dopo il dibattito di 1937 sulla il rapporto tra risparmio e investimento esposto nella Teoria Generale.

I sostenitori di Keynes affermano che, in una crisi finanziaria, le persone si aspettano un aumento dei tassi di interesse e, quindi, accumuleranno denaro. Questa "domanda speculativa di denaro" è ciò che costituisce la "trappola della liquidità", che indica la relazione tra domanda di moneta e il tasso di interesse. Ma sappiamo che  il tasso di interesse dipende unicamente dalle preferenze intertemporali e non da una "preferenza per la liquidità".

Ma che cosa veramente significa l'aspettativa che i tassi di interesse aumentano? Significa che le persone si aspettano un aumento del tasso di rendimento netto sul mercato, con i salari e gli altri prezzi dei beni di ordini superiore che cadono più velocemente dei prezzi dei beni di ordine inferiori, i beni di consumo. Questo non richiede nessuna spiegazione complessa, perché, siccome gli investitori si aspettano un calo dei salari e di altri prezzi di beni di capitale, frenano  gli investimenti in tali beni finché i loro prezzi non diminuiscano concretamente. Questa attesa, infatti, oltre a non essere un elemento di disturbo, contribuisce ad accelerare i processo di aggiustamento di mercato, accelerando anche il calo dei salari e di altri fattori (beni strumentali), permettendo così all'economia di ritornare al suo stato naturale più rapidamente.

Ci sono molti altri errori nella teoria keynesiana, ma credo che i quattro citati sono sufficienti a dimostrare che l'insegnamento di economia ha bisogno di cambiare.

*Direttore Accademico dell’Istituto Mises Brasil, Socio Onorario dell’Associazione Ludwig von Mises Italia e professore di Economia presso l'Università dello Stato di Rio de Janeiro