LIBERALISMO: WEBOGGI INTERVISTA UBIRATAN JORGE IORIO, ECONOMISTA DELL'UNIVERSITÀ DI RIO DE JANEIRO

13/03/2013

Catanzaro, Giovedì 13 Marzo 2014 - http://catanzaro.weboggi.it/Attualit%C3%A0/39689-Liberalismo%3A-WebOggi-intervista-Ubiratan-Jorge-Iorio%2C-economista-dell%E2%80%99Universit%C3%A0-di-Rio-de-Janeiro

Gaetano Romani

interv

Abbiamo intervistato il prof. Ubiratan Jorge Iorio, economista dell’Università dello Stato di Rio de Janeiro in Brasile, direttore accademico e membro onorario dell’Istituto Mises del Brasile, collaboratore di numerose riviste, tra le quali la rivista Liber@mente, edita dalla Fondazione Vincenzo Scoppa. Il 10 ottobre 2013, a Catanzaro, il prof. Iorio ha ricevuto il Premio Internazionale Liber@mente. Il prof. Iorio ha origini calabresi, di San Lucido (CS).

 

 

Professore, i pensatori della Scuola Austriaca di Economia, hanno definito il liberalismo come l’istituzionalizzazione della libertà individuale di scelta, conseguita tramite la limitazione e il controllo del potere pubblico. Nonostante ciò, spesso si sente ripetere tra la gente che pur essendo una teoria affascinante, il liberalismo appare piuttosto come un’utopia ed è pertanto irrealizzabile. A suo avviso come stanno realmente le cose?

 

Il liberalismo è un sistema di cooperazione sociale eretto essenzialmente sull’economia di mercato. Esso si differenzia dal socialismo, che si basa invece sulla coercizione e la limitazione delle libertà individuali. Una società edificata sulla coercizione è incompatibile con la condizione umana in sé, perché l'uomo è nato per essere libero. Pertanto, la vera utopia non è il liberalismo, è il socialismo e lo statalismo nelle sue varie forme. Le persone ripetono il mantra che il liberalismo sarebbe un’utopia per mancanza di conoscenza e per l’influenza della propaganda che il socialismo potrebbe assicurare una "ugualianza" sostanziale. Ovviamente basta guardare il debito pubblico e il tasso di disoccupazione nei Paesi che hanno adottato la democrazia sociale dopo la Seconda Guerra Mondiale per rendersi conto di qual è la vera utopia.  Non è possibile eliminare la povertà distruggendo la ricchezza. Il socialismo è una bugia. Forse la più grande di tutti.

Ricorre quest’anno il settantesimo anniversario della pubblicazione de “Lo Stato onnipotente”, l’opera che Ludwig von Mises ha pubblicato quando si era ormai stabilito negli Stati Uniti da qualche anno. Essa appare come il tentativo da parte dell’autore di ricostruire il processo che ha portato la Germania, solo un secolo prima culla della cultura europea, a diventare la protagonista assoluta di un conflitto (la Seconda Guerra Mondiale) che per barbarie e violenza non ha forse precedenti nella storia. Quali insegnamenti possiamo ancora trarre da questo lavoro del grande economista e scienziato sociale austriaco?

Credo che la lezione che può essere appresa dal nazismo, dal socialismo, dal comunismo e dal fascismo, è il grande pericolo che ideologie e regimi totalitariri rappresentano. In tutti i casi citati, lo Stato ha cercato di ignorare le persone in piedi sopra di loro e quello che abbiamo visto erano i più grandi disastri del XX secolo, uno secolo “strano” come lo ha lo storico inglese Paul Johnson. Lo Stato non può mai sostituirsi all'individuo, semplicemente perché quest'ultimo, in una economia di mercato, è un corpo organico mentre l'apparato statale, nella migliore delle ipotesi, è solamente una organizzazione burocratica aggressiva. Mises anche negli anni ‘20, e quindi agli albori del comunismo sovietico e prima del flagello del nazismo, ha previsto tutto ciò che sarebbe accaduto alla società, e alla stessa civiltà, in conseguenza degli esperimenti di “ingegneria sociale”.

Mises ha sempre insegnato che l’unica vera alternativa al socialismo di qualunque genere sia il liberalismo. Ha anche ammonito che non esiste alcuna terza via, la quale in realtà si differenzia dal socialismo solamente per il fatto di non voler sopprimere l’impresa privata ma “solo regolare il suo funzionamento attraverso misure di intervento isolate” come ad esempio il controllo dei prezzi e dei salari. Condivide tale impostazione?

Qual è il suo pensiero in proposito?Mises, Hayek e gli economisti della Scuola Austriaca avevano assolutamente ragione quando hanno respinto la cosiddetta “terza via”. Il libero mercato non richiede il controllo da parte dello Stato. Mises e Hayek hanno dimostrato che questo si tradurrebbe in regimi totalitari a lungo termine. Infatti, quando lo Stato interviene nel mercato, con manovre correttive, provoca automaticamente distorsioni in diversi altri mercati. Per “corrigere” siffatte distorsioni, i burocrati hanno bisogno di creare una nuova serie di regole e controlli che tendono ad aumentare con il tempo, perché ogni volta, disporsione dopo distorsione e norma dopo norma, si creeranno sempre nuove distorsioni e così di seguito. Tale processo durerà fino a quando lo Stato, a furia di inserire controlli e norme, determinerà la fine della economia di mercato. Pertanto, non c'è via di mezzo: la scelta giusta è tra l'economia di libero mercato e un'economia controllata dallo Stato, tra libertà e socialismo.

Professore, in Calabria, che è la terra di origine dei suoi avi, e precisamente a Catanzaro, da qualche anno sembra esserci un particolare fermento culturale verso le idee liberali con la rivista Liber@mente e la Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises”, entrambe promosse dalla Fondazione Vincenzo Scoppa. Qual è la sua opinione su tali iniziative?

Sono assolutamente convinto che iniziative come quelle messe in atto da vari anni dalla Fondazione Vincenzo Scoppa, con la rivista Liber@mente, la Scuola di Liberalismo “Ludwig von Mises” e il Premio Internazionale Liber@mente siano iniziative molto importanti e formative, assolutamente fantastiche, che dovrebbero essere replicate in molte altre parti. Sono comunque iniziative che possono contribuire a far capire che è necessario distaccarsi da una mentalità ostile al mercato e alla cooperazione sociale volontaria e abbandonare modelli di vita ormai superati. Io sono convinto che il seme gettato dalla Fondazione Scoppa nel lungo periodo farà germogliare la libertà in questa bellissima Regione, che ha grandi potenzialità di crescite e di sviluppo. E quando la libertà germoglia, sorgono sempre il progresso e la ricchezza.

 

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