IL MERCATO, UN PROCEDIMENTO DI CONTINUA SCOPERTA DEL IGNOTO

[Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 2/2014, Aprile-giugno di 2014, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia, www.fondazionescoppa.it]

 

 

trenoGli esponenti della Scuola Austriaca hanno elaborato una teoria dell’azione e insegnato che il mercato è un processo dinamico ed è alla base della libertà

 

"In nessun campo la libertà è più importante che in quello nelquale maggiore è la nostra ignoranza: ossia ai confini della conoscenza, dove nessuno può prevedere cosa troveremo al di là".

(Friedrich A. von Hayek)

 

 

La storia umana registra diversi esempi di movimenti ideologici collettivisti. Negli anni 1930 e 1940 in diversi Paesi europei, questi movimenti sono diventati più radicali, nelle forme estreme di comunismo, socialismo, fascismo e nazismo. Tutte le quattro ideologie rappresentavano un totale rifiuto della libertà economica, del libero mercato e della liberta individuale. Tutti hanno fallito completamente. Hanno prodotto soltanto limitazioni delle libertà individuali, genocidi, carestie, devastazione e miseria. Tuttavia, anche se molti oggi sostengono che il capitalismo ha trionfato su queste ideologie, il sistema economico nel mondo di oggi è, purtroppo, lontano da ciò che Ludwig von Mises, Friedrich A. von Hayek e Murray Rothbard, tra molti austriaci, consideravano una libera economia di mercato.

 

L’economista Richard Ebeling ha stabilito nove punti affinché si possa definire una vera economia di mercato: 1) Tutti imezzi di produzione sono in mano privata, persone fisiche o aziende. 2) I proprietari di questi mezzi di produzione sono liberi di usarli nel modo che ritengono essere migliore, senza accordi com lo Stato, senza restrizioni o regolamenti (l'unica restrizione ovvia è che nessuno può danneggiare la vita, la proprietà e la liberta degli altri). 3) La domanda dei consumatori è ciò che determina realmente come vengono utilizzati questi mezzi di produzione. 4) Le forze competitive di domanda e offerta determinano i prezzi dei beni di consumo e dei vari fattori di produzione, tra cui il lavoro. 5) La libera competizione è piena, il che significa che non ci sono restrizioni per l'ingresso di persone o società in qualunque mercato; non ci sono ostacoli burocratici e nessuna agenzia di regolamentazione può stabilire chi può e chi non può entrare in un particolare mercato. 6) Il successo o il fallimento delle imprese è determinato esclusivamente dai profitti e dalle perdite di queste società, che, a loro volta, derivano della loro capacità di battere la concorrenza dei rivali sul mercato e soddisfare al meglio le esigenze dei consumatori. Non dovrebbero esistere programmi di salvataggio da parte del governo di qualsiasi società in fallimento, comprese le banche. 7) Il mercato non è limitato alle operazioni nazionali ma c’è completa libertà di commerciare con persone provenienti da tutti gli angoli Del mondo senza restrizioni governative né dazi protettivi. 8) Il sistema monetario è completamente separato dallo Stato. Il governo non ha alcun controllo sulla moneta (e questa non è dicorso forzoso). Non c’è alcuna banca centrale per proteggere Il sistema bancario e che ha la possibilità di stampare moneta per espandere il credito, determinare il saggio di interesse e stimolare i profitti delle banche. Vi è completa libertà d’ingresso nel settore bancario e la moneta sarà quella scelta volontariamente dai cittadini. 9) Il Governo è limitato a livello locale e la sua attività è unicamente quella di proteggere la vita, la libertà e la proprietà dei cittadini. Pertanto, nessun paese al mondo è uma libera economia di mercato! E perché ilmercato è il regno della libertà?

Un sistema interventista può essere attuato solo con mezzi violenti e coercitivi, con l'uso della forza o la minaccia dell'uso della forza. Anche se gli interventi dello Stato prendono solitamente il nome di “politiche pubbliche”, di “pubblico” non c’è nulla; non sono altro che le politiche coercitive messe in atto da politici e burocrati che perseguono i propri  interessi e quelli dei propri amici.

Tutti gli economisti della Scuola Austriaca sono d'accordo con la proposta avanzata dalla tradizione liberale, dalla postscolastica (Juan de Mariana, Juan de Lugo e molti altri) a Cantillon e Turgot, Ferdinando Galeani, Say e Gossen e da Menger a Rothbard e Kirzner, secondo la quale la libertà economica è una componente importante della libertà individuale. Gli austriaci hanno preso in esame gi elementi essenziali dei diversi

mercati che l'analisi economica tradizionale (monetarista e keynesiana, da un lato, e marxista, dall’altro) ha sistematicamente trascurato. Gli elementi che funzionano in modo interconnesso sono (a) l'importanza della conoscenza dei vari operatori di mercato

e (b) l’errata rilevanza (sottolineata dalla teoria convenzionale) dei processi che portano all'equilibrio i mercati. La conoscenza dei partecipanti al mercato, come ha scritto magistralmente Hayek, ha carenze e dispersioni e questo fatto implica che una reale incertezza è una presenza costante.

 Per la Scuola Austriaca, il mercato è un processo di continua scoperta, tentativi ed errori, che tende a coordinare sistematicamente i piani formulati dagli operatori economici. Le varie circostanze dell'azione umana sono continuamente mutevoli, ne  consegue che lo stato di pieno coordinamento non viene mai raggiunto, è uno stato a cui solamente si tende.

 Mises sosteneva che la caratteristica principale della Scuola Austriaca di Economia è quella di aver elaborato una teoria dell’azione e non una teoria dell’equilibrio. Così, il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di spiegare i prezzi che sono effettivamente praticati sul mercato e non i prezzi che prevarrebbero in condizioni che non si verificano, in quanto servono a sostenere le teorie di equilíbrio di mercato. Pertanto, ha sottolineato che «dobbiamo riconoscere che studiamo sempre il movimento e mai uno stato di equilibrio». In effetti, l'uso di costruzioni immaginarie come il concetto di “economia uniformemente rotante”, che è una caratteristica del lavoro di Mises, non ha alcuna pretesa di rappresentare la realtà, ma piuttosto il suo scopo è quello di presentare un'immagine in modo sostanzialmente più realistico rispetto a quelli presentati nei modelli tradizionali di economia della “mainstream economics”.

 L'idea hayekiana di coordinamento rappresenta un progresso rispetto Allá costruzione dell'economia uniformemente rotante poiché abbandona l’ipotesi che i dati esterni (preferenze, tecnologia e risorse) non variano, che richiede, a sua volta, che questi dati non variano rispetto alle aspettative che guidano i piani degli operatori economici.

 Il contributo di Hayek alla teoria del processo di mercato deriva essenzialmente dal presupposto che la conoscenza umana è imperfetta. Questa limitazione della conoscenza, che si traduce in informazioni incomplete e nella possibilità di cambiamenti nelle preferenze, nella tecnologia e nelle risorse, si riflette anche nei piani d'azione degli operatori di mercato. Quindi, gli agenti economici non sono solo parzialmente ignoranti, ma le informazioni di cui dispongono in ogni caso sono diverse e spesso contraddittorie e, inoltre, le aspettative per Il futuro sono in gran parte divergenti. Questo problema, che Hayek chiama la dispersione della conoscenza, è considerato da lui come una delle questioni centrali dell’ economia. Il ruolo Del mercato, poi, è quello di servire come processo attraverso Il quale, per tentativi ed errori, le conoscenze e aspettative delle diverse componenti della società diventano gradualmente più compatibili nel tempo. Nasce in questo modo l'importanza fondamentale in primo luogo, del sistema dei prezzi, con il ruolo di permettere ai vari partecipanti al processo di mercato di coordinare i loro piani nel corso del tempo, e in secondo luogo, la competizione, come unico mezzo di scoperta. Naturalmente, la mancanza di conoscenza caratterizza il processo di scambio . La tendenza verso un grado di coordinamento superiore dipende, da un lato, della capacità di ogni agente di imparare dai propri errori, e in secondo luogo, della sua capacità di sostituire e correggere sempre i piani che si sono rivelati in precedenza errati.

 Riassumendo la posizione di Hayek, possiamo scrivere che l'importanza del processo di mercato è di servire come meccanismo per la trasmissione di informazioni, fornendo l’economia della conoscenza. A ogni partecipante non è richiesto un particolare grado di conoscenza per poter agire correttamente.

 Tra gli austriaci, però, è l’inglese Israel Kirzner che ha dedicato più spazio (insieme con il tedesco Ludwig Lachmann, che apparteneva alla generazione precedente) allo studio e all’analisi del processo di mercato e delle caratteristiche dell’attività imprenditoriale. Secondo Kirzner, una delle cause della crisi della teoria economica è l'eccessiva enfasi che ha dedicato allo Studio dei casi di equilibrio. Infatti, anche se non è corretto respingere a priori l'idea di mercati in equilibrio, il buon senso e la semplice osservazione del mondo reale, da un lato, e lo spirito di integrità accademica, dall'altro, ci costringono a riconoscere gli errori dei vincoli esplicativi e normativi di questo tipo di approccio.

 In poche parole, gli economisti austriaci sono unanimi nell'affermare che i mercati non hanno “difetti”, con diverse argomentazioni a sostegno della loro affermazione, di cui si evidenzia che l’analisi economica neoclassica si concentra esclusivamente su mercati in equilíbrio statico, (qualunque sia la sua forma: concorrenza perfetta, concorrenza monopolistica, oligopolio e il monopolio), mentre per la Scuola Austriaca di Economia i mercati sono processi dinamici (e non situazioni di equilibrio), cioè, che tendono a un equilibrio che probabilmente non sarà mai raggiunto (e anche in tal caso, sarà effimero, perché le condizioni di mercato sono sempre cambiando nel mondo reale). Questo argomento è il più importante di tutti, insieme con la ipotesi della dispersione della conoscenza.

 La posizione di Ludwig Lachmann differisce radicalmente dal precedente: la sua visione del processo di mercato è uma forte critica sia al concetto neoclassico di equilibrio sia alle teorie alternative di Mises, Hayek e Kirzner. Lachmann, influenzato dal pensiero ultra-soggettivista di G. L. S. Shackle, nega l'esistenza di una tendenza di coordinamento nel meccanismo di mercato e sostiene che le forze che portano ad uno squilibrio meritano lo stesso trattamento che è stato respinto dagli economisti quando studiano l’equilibrio, perché i processi di mercato sono formate da entrambi, equilibrio e squilibrio.

 Ciò che è evidente in tutte queste visioni è la natura volontaria degli assetti sociali genuinamente basati su operazioni di mercato, ossia, la libertá di scegliere. La violenza o la minaccia della violenza è ridotto al minimo, e l'individuo acquisisce la libertà di vivere la propria vita e per migliorare la loro situazione attraverso la libera associazione con gli altri. È importante condividere con un maggior numero di persone una visione chiara e convincente sulla società libera e un’economia di libero mercato; a questa diffusione di idee non può essere messo fine, almeno per limitare l'assalto Allá libertà promosso dallo Stato coercitivo, portandoci un po’ più vicino alla libertà umana, che è un diritto naturale di ogni individuo. Il mercato è certamente il regno della liberta e l'uomo è nato per essere libero! E la natura non facit saltus.

 

Università dello Stato di Rio de Janeiro (BR)

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