LIBERTÀ: IERI, OGGI E DOMANI

[Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 4/2014, Ottobre-Dicembre di 2014, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia, www.fondazionescoppa.it]

protoaustriaci

Il presente dovrebbe illuminare il futuro, se ha appreso

la lezione dai tanti accadimenti ed errori del passato

 

 

 

 

«Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all'ascesa sociale, ognuno

può correre con tutte le proprie forze, per superare tutti gli altri concorrenti.

Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei

suoi avversari, l'indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto».

(Adam Smith)

 

 

 

 

Accanto ai diritti alla vita e alla proprietà, il diritto Allá libertà è essenziale. Essi costituiscono i cosiddetti “diritti naturali”. Tuttavia, da tempo immemorabile, la storia della civiltà è ricca di esempi di mancanza di rispetto verso questi tre diritti, in alcuni momenti di più, in altri meno. Il ventesimo secolo, per esempio, è forse quello che più ha macchiato questi tre diritti, con le terribili esperienze dell'Unione Sovietica e del nazismo.

 

 

Di solito le persone imparano dagli errori del passato. Nelle parole del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset, la storia ha un ruolo molto importante: è attraverso il suo studio che, conoscendo l'ambiente, usi e costumi dei pensatori e attori Del passato, siamo in grado di comprendere adeguatamente il presente, in modo che in futuro possiamo evitare di ripetere cio che non ha funzionato e replicare quello che è andato bene. La storia - nel linguaggio di Hayek (come già suggerito da Menger nel 1871) - è un ordine spontaneo, un processo dinamico di eventi e decisioni guidate dall'azione umana, che non segue una struttura predefinita. Immergersi nella storia, allora, significa studiare l’azione umana dai nostri antenati, imparare dai loro errori e comprenderne le cause, tenendo sempre in considerazione le circostanze relative ai tempi in cui vivevano. La storia, così come il linguaggio, la moneta e il mercato, è um procedimento di tentativi ed errori, dinamico e permanente, di procedure e di scoperte.

 

Murray N. Rothbard sottolinea che in tutta l'opera di Mises è presente la tesi che sono le idee che fanno la storia, non la storia che fa le idee. Mises sapeva che solo le idee con basi solide sono in grado di sostenere un’azione economica e política in grado di ottenere i risultati desiderati. Sapeva, com’è ovvio, che quando le idee derivano da ipotesi logiche ingannevoli necessariamente porteranno a interpretazioni erronee della realtà e che dette idee si tradurranno in um comportamento che «non solo non riesce a raggiungere i desiderata dei suoi autori, ma anche crea uno stato di cose che è meno desiderabile rispetto AL precedente stato di cose».

 

Fatta questa piccola digressione, ora torniamo AL tema di questo articolo: la libertà e le sue prospettive.

 

carlLa difesa della libertà è sempre stata presente nelle opere di David Hume, Adam Smith, Alexis de Tocqueville e altri economisti classici; nel lavoro dei post-scolastici come il cardinale Gaetano, Covarrubias, La Calle, Mariana, Suárez, Lessio; tra i protoaustriaci come Bandini, Turgot, Galiani, Cantillon, Delfico, Say, Bastiat, Balmes, Gossen, Molinari e Menger. Nel XX secolo la libertà ha fatto progressi nel campo teorico con Böhm-Bawerk, Mises, Hayek, Sennholz, Rothbard e tanti altri austriaci, con i monetaristi di Milton Friedman e i sostenitori della Public Choice guidati da James Buchanan. D'altra parte, però, nelle università sono rimasti dominanti le idee propagandate dai nemici della libertà: daí più radicali, come Marx, a quelli apparentemente più moderati come Keynes e i socialdemocratici. Ciò ha trasformato Il XX secolo nel “Secolo strano”, come definito da Paul Johnson, in cui sia le ideologie radicali che l'ipotetica terza via hanno portato alla prevalenza dello Stato sull'individuo, vale a dire, la perdita delle libertà individuali.

 

Queste osservazioni costituiscono il “ieri” del titolo dell'articolo. Consideriamo ora l’ “oggi”. Lo Stato moderno è in bancarotta. Come ha detto Daniel Bell negli anni ’70 del secolo scorso, «lo Stato moderno è diventato troppo grande per risolvere i piccoli problemi e troppo piccolo per risolvere i grandi problemi». I governi di tutto il mondo sono indebitati fino al punto che le generazioni future dovranno pagare i debiti via via accumulatisi; le banche centrali hanno emesso moneta in eccesso, generando inflazione;

 

la tassazione ha raggiunto livelli esorbitanti e vi è un eccesso di regolamentazione in tutti i settori. Tutto questo, così come l’interventismo politico sull'economia di mercato, ha ostacolato l’ imprenditorialità e soffocato la libertà individuale, e ha portato alla grande crisi del 2008 (ancora perdurante).

 

Ci sono nodi che vengono al pettine, insegna il Vecchio detto. I governi hanno cercato di uscire dalla crisi con politiche ancora più interventiste e naturalmente hanno fallito. Così, con tale fallimento, la questione delle liberta individuali è di nuovo all'ordine Del giorno. E questo ci porta al nostro “domani”. Il futuro indica chiaramente che, dopo tanti errori, sembra si cominci a imparare dalla storia, anche dalla più recente. Mises ha insegnato che le idée sono più potenti degli eserciti. E quando gli errori del passato e del presente sono resi palesi dagli eventi, le idee trovano terreno fertile. Così, dopo tanti errori, dopo tanta limitazione della libertà, sembra che le persone comincino a rendersi conto che sono nate per essere libere e per esercitare il dono e il diritto alla libertà; e cosi cominciano a rompere le catene imposte dai governi contro la loro volontà. La credenza molto comune fino a poço tempo che lo Stato possa risolvere i problemi della gente è orami svanita. In tutto il mondo questa tendenza può essere percepita e ciò è di buon auspicio, e porterà a una situazione in cui le buone idee verranno messe in pratica.

 

Il “domani” sta già accadendo. Meno Marx, più Mises; meno Keynes, più Hayek; meno Kelsen, più Leoni; meno Galbraith, più Friedman; meno Krugman, più Boettke; meno democrazia sociale, più liberalismo; meno ideologia, più rispetto per la libera scelta degli individui; meno tasse, più progressi; meno governo, più individuo e così via. Sono abbastanza ottimista per il “domani” della libertà nel mondo. La Scuola Austriaca di Economia, campione assoluta della difesa della libertà, sta vivendo una crescita mai vista. Istituti sotto il nome di Mises e Hayek si moltiplicano rapidamente in tutto il mondo; lo stesso succede anche com movimenti come il Tea Party; i curricula delle università iniziano ad aprire spazio per i follower austriaci. Diversi colleghi e io siamo invitati a tenere delle lezioni sulla Scuola Austriaca quasi ogni settimana in Brasile e all’estero; conferenze ed eventi accademici di studiosi della Scuola Austriaca si tengono con grande frequenza in tutto il mondo. Cosa più importante, sembra che le persone si stiano rendendo conto che questo è il futuro che può garantire la loro dignità, il rispetto della loro libertà, la proprietà e la vita. Gli uomini imparano dai loro errori. E questi errori li obbligano a cercare buone idee. Il futuro della libertà, a mio avviso, è arrivato e mostrerà in pochi anni il suo bel frutto.

 

 

 

* Direttore Accademico presso Istituto Mises Brasile e Professore Associato presso Università dello Stato di Rio de Janeiro ( This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. )