OCCASIONAL PAPER #9: QUANTA PRESUNZIONE!

[Postato nel sito del  Ludwig con Mises Italia, nel giovedì, marzo 8, 2012, di Ubiratan Iorio tradotto da Erick Skrabe]

 

bancacentraleNelle mie lezioni come Professore di Economia, una delle cose che voglio vedere di più è la reazione dei miei studenti, quando durante le prime lezioni che insegno ai corsi, dico categoricamente che le banche centrali devono sparire, così come ogni traccia di politiche monetarie, fiscali,  industriali, sul reddito e di controllo dei prezzi.

 

Dalla prima fino alla quarta o quinta lezione, non appena superano lo “shock” di aver compreso che le banche centrali non sono solo inutili ma anche dannose per tutti i paesi, i loro volti mostrano un misto di incredulità e stupore.

 

È naturale! Infatti sono giunti al mio corso dopo aver seguito le lezioni dei miei colleghi professori (competente, vorrei sottolineare) che fanno parte del mainstream, ovvero insegnanti che affermano che le banche centrali sono importanti perchè attuano la politica monetaria, definita come definizione del tasso di interesse, dei target di inflazione o di crescita degli aggregati monetari. Lo stesso vale ovviamente per le altre politiche di cui ho parlato nel paragrafo precedente.

Lo studente di economia, nel profondo, è un infelice! E questa infelicità nasce almeno sessanta anni fa, quando è diventato popolare il cosiddetto modello IS-LM, una interpretazione delle idee di Keynes formulata da Alvin Hansen e John Hicks negli anni ’40. Da allora gli insegnanti inculcano questi modelli (conosciuti come “sintesi neoclassica”) nelle menti dei futuri economisti e, quando aprono l’economia al settore esterno, vi aggiungono la curva BP (bilancia dei pagamenti) che Mundell e Fleming hanno contribuito a diffondere nel mondo. Il risultato è che i giovani escono dall’università pensando che i governi abbiano poteri e capacità che in realtà non hanno, ad esempio, conoscere l’esatta quantità di denaro che deve circolare nell’economia in ogni momento per mantenere l’inflazione dei prezzi compresa, in un certo periodo, tra un x% ed un y%. Passano il resto della loro vita a credere a queste favole. Peggio ancora, se intendono seguire una carriera accademica, trasmetteranno questi errori alle generazioni future...

Quanta presunzione! Si tratta solo di presunzione! Nessuno può conoscere, da solo, il processo di mercato. Il defunto imprenditore Donald Stewart Jr. fondatore dell’Istituto liberale del Brasile, amava raccontare una storia che gli è rimasta impressa nella mente: durante una visita nell’ex Unione Sovietica entrò in un mercato e vide un paio di scarpe talmente brutte da attirare la sua attenzione. Decise di comprarle per mostrarle come “trofeo” una volta tornato in Brasile. Chiamò allora il venditore e chiese se avevano il suo numero. Con suo stupore, il pubblico ufficiale disse che non avevano il numero e bisognava aspettare tre o quattro mesi perchè arrivasse un nuovo lotto di scarpe. Questo perchè la produzione di ogni paio era stata accuratamente pianificata dall’autorità centrale, vale a dire, da un gruppo di tecno-burocrati con i polmoni rigonfi della presunzione della conoscenza.

Ora, se i tecnocrati non sono in grado di sapere quante scarpe e di quale numero devono essere prodotte, come fa la stragrande maggioranza delle persone a credere nella favola per cui le banche centrali illuminate possono conoscere l’esatto ammontare di denaro che deve circolare in un paese durante un certo periodo di tempo? Inoltre, come possono sapere quali effetti questa quantità avrà nell’economia, cioè, nei tassi di interesse, nelle preferenze temporali sulla struttura del capitale, produzione, consumo, prezzi relativi e l’inflazione (o deflazione)?

Quando lo dico ai miei studenti alla prima lezione, è quasi uno shock mortale, nella seconda un pugno al mento, nella terza, una piccola spinta. In quelle seguenti, la maggioranza comincia a capire che la difesa di un monopolio sulla valuta è sbagliato come qualsiasi altro monopolio legale, pubblico o privato.

Per questa e altre ragioni io non sono d’accordo con la presunta dicotomia tra Mises e Hayek, o tra azione umana e conoscenza, che alcuni economisti austriaci sostengono. Nel caso delle banche centrali, entrambi i concetti, insieme alla dinamica temporale, sono armi formidabili da usare contro l’enorme monopolio delle banche centrali e la loro presunta capacità di stabilire quantità e prezzi migliori rispetto al processo di mercato.

Non c’è alcuna ragione che giustifichi l’esistenza delle banche centrali. Quindi dovrebbe essere chiusa o soggetta alla concorrenza, nel qual caso si consentirebbe alle banche private di emettere moneta propria. Il mercato farebbe il resto, meglio di qualsiasi pretenzioso dottore di ricerca o tecnocrate!

Articolo del prof. Ubiratan Iorio su Mises Brasile

Traduzione di Erick Skrabe