[Pubblicato nella Rivista Liber@mente: La Rivista Aperta di Informazione e Diffusione di Conoscenza, numero 3/2013, Iuglio-Settembre di 2013, editata da Fondazione Vincenzo Scoppa, Catanzaro, Calabria, Italia, www.fondazionescoppa.it]

 

La nostra società continua a essere imbevuta di keynesismo, ed è inevitabile che nel braccio di ferro tra libero mercato e statalismo non può che prevalere quest’ultimo. 

 

Cento anni fa, esattamente nel 1913, accaddero due eventi apparentemente non connessi tra loro, in realtà strettamente correlati, che hanno causato un’ingente restrizione della libertà di scelta e, conseguentemente, impedito che lo sviluppo economico e sociale facesse il suo normale corso, guidato nel tempo dalla azione umana individuale. Il primo è stato la creazione della banca centrale degli Stati Uniti, la Fed, il secondo, l'istituzione dell'imposta sul reddito. Infatti, il controllo della moneta, del credito, del tasso di interesse e la tassazione sono le componenti più rilevanti del potere politico, un potere “artificiale”, non sempre ben intenzionato e, in tutti i casi, generatore di decisioni burocratiche che condizionano e influiscono sui mercati, che al contrario sono ordini spontanei, come hanno evidenziato i grandi economisti della Scuola Austriaca, e specialmente Mises, Hayek, Rothbard e Kirzner. Purtroppo la maggior parte dei politici e degli economisti non la pensano così, soprattutto dopo gli anni ‘30 del XX sec., con l'avvento di uno dei più grandi mali di cui la teoria economica ha sofferto: il keynesismo, una malattia non solo della scienza economica ma anche dei principi morali fondamentali e della vita stessa dei cittadini.

 L'economia nel mondo reale è costituita delle azioni umane, individuali e volontarie, che si svolgono nel corso del tempo in condizioni di incertezza. Così gira il mondo da tempo immemorabile, in cui gli uomini hanno scoperto i vantaggi che potevano ottenere con la divisione del lavoro e la libera interazione nei mercati. Questi ultimi sono processi permanenti di scoperta, di tentativi ed errori, di imprenditorialità, perdite, profitti e, in sintesi, di una costante ricerca di una maggiore soddisfazione personale. Quando lo Stato interviene in questo processo naturale e spontaneo necessariamente provoca distorsioni, veicolando risorse verso attività scelte direttamente da politici o da "tecnici" e non frutto della libera interazione tra individui che perseguono la propria felicità, che è l'essenza della vita stessa. Come ha scritto Rothbard, lo Stato è sempre un aggressore, perché ostacola la nostra libertà senza il nostro permesso e poi cambia l'essenza della vita degli individui.

 Una buona teoria economica, costruita a priori della Prasseologia di Mises, è valida in qualsiasi parte del mondo, ogni volta che una transazione avviene in modo volontario. Non ci possono essere teorie valide solo per l'Europa, altri per America, altri per Asia, ecc. O una teoria economica è giusta o sbagliata e solo i fatti possono rivelare in quale categoria è classificata: se confermata dai fatti è una buona teoria, altrimenti si tratta di una teoria sbagliata e deve essere annullata. Sicuramente, keynesismo e interventismo in generale sono teorie che sono state falsificate per più di 70 anni e tuttavia ancora rimangono oggetto di applicazione nel mondo reale. Per illustrare i danni che le banche centrali e la tassazione provocano allo sviluppo, possiamo utilizzare due semplici esempi. In primo luogo, assumiamo che lo Stato applichi a Giulia mille euro di prelievo fiscale, soldi che avrebbe potuto utilizzare, per esempio, per comprare un iPad. Pagata l’imposta, Giulia non può più soddisfare il suo desiderio quindi: perderà Giulia, il negozio dove lei avrebbe comprato l'iPad, il manager della azienda, i suoi dipendenti, i fornitori, il fabbricante di iPad e anche i suoi funzionari, famigliari e dipendenti. Vince lo Stato e perde la libertà! E non importa quale sarà il destino degli Euro prelevati a Giulia, anche se saranno utilizzati per la costruzione di un ospedale perché, quando invade la libertà individuale, l’ “aggressore” danneggia sempre non solo l’aggredito, ma molte altre persone. Un Euro di più nelle mani dello Stato significa necessariamente un Euro in meno nelle mani di chi lo ha guadagnato lavorando.

 Supponiamo ora che Bruno abbia bisogno di 200 Euro e Fabrizio sia disposto a concedergli un prestito, e anche che i due siano d'accordo che il tasso di interesse dell'operazione sarà del 4% annuo, ma la banca centrale fissi il tasso allo 0,5%. Sicuramente, considerate tutte le componenti coinvolte in un’operazione di prestito, con questo tasso artificiale Fabrizio non vorrà più effettuare l'operazione di prestito, perché ci perderebbe, mentre Bruno, anche se il tasso artificiale sia più favorevole per lui, si troverà senza soldi. Con questo intervento statale ci perdono entrambi, le loro famiglie, ecc. Ancora una volta vince lo Stato e la libertà è sconfitta! Questi due esempi, molto semplici à la Bastiat, servono ad illustrare come miliardi di transazioni che potrebbero essere effettuate su base volontaria e che porterebbero maggiori soddisfazioni reciproche, non lo sono a causa dell'intervento statale, sia sotto forma di imposizione fiscale che di politica monetaria con la determinazione dei tassi di interesse artificiale. Inoltre essi illustrano il titolo di questo articolo, il quale sottolinea che la vera scelta è tra una economia di mercato e un'economia controllata dallo Stato. La tassazione in generale, e in particolare quella sul reddito, così come gli interventi delle banche centrali sui tassi di interesse, la moneta e il credito, minano l'economia di mercato e, così facendo, impediscono la formazione di ricchezza. Però molta gente, sfortunatamente, non sapendo che c'è una cosa inevitabile chiamata scarsità, crede che lo Stato raccoglie fondi attraverso l’imposizione fiscale per migliorare la situazione sociale del paese, così come ci sono ancora quelli che credono in Babbo Natale...

 Nel 1913, quando fu creata la Fed, un dollaro aveva lo stesso valore reale del 1813; oggi, un secolo dopo, il dollaro è pari soltanto allo 0,04% del valore cha aveva nel 1913! E quindi la domanda: a cosa è servita la Fed? La risposta è chiara: per svalutare la moneta attraverso l'inflazione monetaria, come può essere visto guardando i grafici degli aggregati monetari nel tempo. Negli ultimi anni, con l'espansione creditizia e la fissazione dei tassi di interesse a livelli prossimi allo zero, l’ idiosincrasia keynesiana e interventista ha raggiunto vette elevate. In Europa, nel mio paese il Brasile, e universalmente, chiunque apprezza i valori della libertà dovrebbe essere a favore della estinzione a titolo definitivo delle banche centrali! D'altra parte, quando guardiamo l'evoluzione del carico fiscale negli Stati Uniti dal 1913, si vede che è cresciuto fortemente, così come è accaduto in tutti i paesi del mondo. In Brasile, dove vivo, si lavora fino al 25 maggio di ogni anno solo per pagare le tasse che lo Stato aggressore ci ruba. E considerando quello che abbiamo speso con l'assicurazione sanitaria privata, pensione privata e istruzione privata, perché la salute, il benessere e l'istruzione pubblica sono di qualità molto bassa, lavoriamo fino a metà del mese di agosto solo per pagare tutte queste spese. In Italia, Europa, Asia e negli Stati Uniti la situazione non è molto diversa. Chi ama la libertà ha l'obbligo morale di alzare la voce contro questo stato di cose!

 Il tema di questo numero di Liber@mente è abbastanza forte, ma vero. La libertà è senza alcun dubbio l'essenza della vita stessa! La libertà di scelta, di coscienza, la libertà politica, la libertà di lavorare e lo sforzo di risparmiare sono le uniche chiavi che conducono al progresso individuale e, pertanto, quello dell’intera società!

 

Università dello Stato di Rio de Janeiro (Brasile) This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.